Non abbiamo uno statistico.

È la frase che sentiamo più spesso quando presentiamo RimScoutUp a una società giovanile. Ed è una preoccupazione seria: in una squadra Under lo staff è fatto di due o tre persone, spesso volontarie, che hanno già fin troppe cose da fare.

La risposta breve è che uno statistico non serve. La risposta è che serve comunque qualcuno, un minimo di preparazione e qualche accortezza. Questa guida è la risposta onesta.

Chi può farlo

Non serve una competenza statistica. Servono tre cose:

  • conoscere il basket quanto basta per riconoscere un rimbalzo offensivo, un assist, un fallo subito;
  • stare seduti per tutta la partita, senza altri compiti: chi allena non può anche raccogliere;
  • guardare il campo, non lo schermo. L’app è costruita perché i tocchi si facciano quasi a memoria.

Nelle società che hanno usato RimScoutUp nella stagione di test lo hanno fatto assistenti, dirigenti accompagnatori, giocatori di altre squadre. Il profilo ideale è una persona che alla partita ci va comunque, e che è contenta di avere un ruolo preciso.

Cosa serve

  • Un tablet o un PC con connessione a internet e l’account della società.
  • Chrome con la traduzione automatica disattivata. Sembra un dettaglio, ma è uno dei problemi più segnalati: se il browser traduce la pagina, traduce anche le etichette dei pulsanti e la schermata diventa confusa.
  • Facoltativo ma molto utile: un secondo dispositivo per l’allenatore. Chi raccoglie non può anche leggere i report; con un secondo tablet o un telefono collegato allo stesso account, l’allenatore e il suo staff seguono efficienza, quintetti e mappa di tiro mentre i dati si aggiornano da soli.

▶ Seguire la partita da un secondo dispositivo (56 secondi)

Quanto serve per imparare

Durante la stagione di test abbiamo chiesto alle società quale formato preferissero per imparare a usare l’app. Otto risposte su dieci hanno indicato la stessa cosa: video tutorial brevi, uno per ogni funzione.

Li abbiamo fatti. La guida App live è una serie di venti video, quasi tutti sotto il minuto e mezzo. Chi raccoglie i dati non ha bisogno di vederli tutti: il percorso per iniziare dura poco più di 18 minuti.

Da vedere prima della prima partita

Poi la cosa più utile di tutte: una partita di rodaggio prima di quella che conta. Un’amichevole, una partita delle giovanili più piccole, oppure il video di una gara della scorsa stagione. Diverse società test raccoglievano i dati anche dalla registrazione della partita, e per imparare è perfetto: si può mettere in pausa.

Il giorno prima

La partita si prepara a casa, non in palestra. Campionato, avversario, data, campo e i dodici convocati con i numeri di maglia controllati uno per uno. Scoprire a palla a due che due giocatori hanno lo stesso numero, o che manca un ragazzo aggiunto all’ultimo, è il modo più sicuro per partire in affanno. Oggi l’app blocca i numeri duplicati, ma il controllo di chi conosce la squadra resta insostituibile.

Durante la partita: dove mettere l’attenzione

Non tutti i dati pesano uguale. Chi raccoglie per la prima volta tende a curare i tiri, che sono i più visibili. I dati da proteggere, invece, sono altri.

Il minuto. Ogni azione viene salvata con il minuto selezionato. Se il minuto resta indietro, minuti giocati, efficienza e parziali non tornano più. È il tocco più importante della partita, ed è quello che si dimentica per primo.

I cambi. Dai cambi l’app calcola i minuti giocati e il rendimento dei quintetti, cioè i dati che gli allenatori consultano di più. Un tiro perso su cento cambia poco; un cambio dimenticato sposta i minuti di due giocatori e sporca tutti i quintetti fino al cambio successivo.

Gli avversari. Si registrano con un tocco, senza scegliere il giocatore. Saltarli sembra un risparmio di tempo, ma senza di loro il punteggio non torna e il plus/minus dei quintetti diventa inutilizzabile.

Tutto il resto — il tipo di tiro, la zona, l’assist — si impara in fretta. Un canestro si registra in quattro tocchi: giocatore, tipo di tiro, zona, esito.

Quando ci si distrae (e succede)

Succederà alla prima partita, e anche alla decima: un’azione veloce, un contropiede, un dubbio su chi ha preso il rimbalzo. Tre regole.

Meglio perdere un’azione che inventarla. Un dato mancante lascia il quadro un po’ incompleto; un dato inventato lo rende sbagliato. Per lo stesso motivo, quando l’app chiede chi ha fatto l’assist, «Non ho visto» è una risposta valida.

Si corregge in pochi secondi. Gli ultimi eventi sono sempre visibili sulla schermata di raccolta, e dalla scheda Storico si può cambiare giocatore, azione o minuto, aggiungere un evento dimenticato o cancellarne uno. Correggere senza dover cancellare tutto quello che è venuto dopo era una delle richieste delle società test: oggi è così.

Non inseguire. Se si perde il filo per un’azione, si riparte dalla successiva e si sistema al primo time out o all’intervallo.

I sei errori più comuni

Dopo centinaia di partite raccolte, gli errori che contano sono sempre gli stessi:

  1. il minuto non aggiornato;
  2. i cambi dimenticati;
  3. la zona di tiro approssimativa, che rende inaffidabile la mappa di tiro;
  4. la stoppata ricevuta registrata anche come tiro sbagliato;
  5. gli avversari non registrati;
  6. la traduzione automatica di Chrome attiva.

Tutti e sei sono spiegati, con cosa comportano e come evitarli, in un video di un minuto e mezzo. È quello da rivedere dopo la prima partita.

Cosa non chiedere a una persona sola

Per essere onesti fino in fondo, ci sono cose che chi raccoglie non può fare da solo.

Raccogliere e leggere insieme. I report sono disponibili mentre la partita è in corso, ma chi tiene il tablet deve guardare il campo. La lettura spetta all’allenatore o all’assistente, dal secondo dispositivo o durante i time out.

Tutto, dalla prima partita. L’app permette di registrare anche dati difensivi avanzati, come l’1c1 tenuto e subito o i tagliafuori. Sono utili, ma aggiungono tocchi: meglio introdurli dopo qualche partita, quando la raccolta di base è diventata automatica.

▶ La difesa avanzata: 1c1 e pressione

Le statistiche individuali degli avversari. Gli avversari si registrano come squadra, non giocatore per giocatore. È una scelta per tenere la raccolta sostenibile per una persona sola.

La checklist

Il giorno prima: partita creata, convocati e numeri di maglia controllati, tablet carico.
In palestra: connessione verificata, traduzione di Chrome disattivata, secondo dispositivo collegato se c’è.
Durante: minuto aggiornato, ogni cambio registrato, avversari sempre.
Alla fine: «Fine partita», non «Cancella». Il report PDF e il file dati sono pronti subito.

In sintesi

Uno statistico non serve. Serve una persona dello staff, un tablet, diciotto minuti di video e una partita di rodaggio. Il resto lo impara in campo, come tutti quelli che l’hanno fatto prima di lei.

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