A marzo, in una società giovanile, si prende una decisione che conta più di tutte le partite messe insieme: chi è pronto a salire di categoria e chi ha bisogno di un altro anno.
E si prende quasi sempre con due informazioni: il ricordo delle ultime tre partite e i punti a referto.
Non è pigrizia di nessuno. Dopo trenta gare e quindici ragazzi, la memoria funziona così per tutti — tiene gli episodi recenti e quelli emotivamente forti, e cancella gli altri. Il problema è che nel settore giovanile la domanda non è chi ha prodotto di più, ma chi è migliorato. E sono due cose diverse.
Il tabellino misura la produzione, non la crescita
Prendiamo un ragazzo che a novembre chiude a 12 punti di media e a marzo chiude a 12 punti di media. Stagione piatta?
Dipende. Nel frattempo può aver:
- aumentato i minuti senza che il rendimento cali — cioè regge un carico che a novembre non reggeva;
- dimezzato le palle perse, che è il progresso più comune a quell’età e il meno visibile;
- cambiato le conclusioni che prende: meno tiri in equilibrio precario, più tiri dentro la struttura di squadra;
- iniziato a giocare i finali, cioè ha ottenuto la fiducia dell’allenatore nel momento in cui si decide la partita.
Nessuna di queste quattro cose sposta la riga «punti». Tutte e quattro sono crescita. Il tabellino, che è nato per raccontare una partita, non è lo strumento adatto per raccontare una stagione.
Cinque indicatori che dicono se un Under sta crescendo
Non serve un modello statistico. Servono cinque numeri che un allenatore può leggere in due minuti, purché qualcuno li abbia raccolti partita per partita.
1. Minuti giocati, letti come tendenza
Il dato grezzo dice poco; la curva dice molto. Minuti che crescono lentamente e stabilmente sono il segnale più affidabile che esista, perché sono un giudizio che l’allenatore ha già espresso trenta volte senza formalizzarlo.
Attenzione al caso opposto, che è il più istruttivo: minuti che crescono e rendimento che crolla. Vuol dire che stiamo chiedendo a un ragazzo qualcosa che non è ancora in grado di sostenere, e che il prossimo passo è ridurre, non insistere.
2. La distribuzione dei minuti tra i quarti
Questo è l’indicatore che quasi nessuno guarda, ed è il più onesto di tutti.
Un giocatore che nel primo quarto gioca in media 4’37” e nell’ultimo 5’10” sta ricevendo più spazio nel momento in cui la partita si decide. Non è un progresso tecnico misurabile: è fiducia, e la fiducia dell’allenatore è un dato, non un’impressione. Si legge nella media minuti per periodo, e raccontata così diventa una cosa concreta da dire al ragazzo e ai genitori a fine stagione.

Se invece i minuti sono concentrati nel primo e nel terzo quarto e sparisce nei finali, il messaggio è chiaro anche se nessuno l’ha mai detto a voce.
3. Il +/- partita per partita
Il più/meno di un singolo è un dato rumoroso: dipende da chi ha in campo con sé. Su una partita non significa nulla; su trenta partite comincia a significare.
Serve soprattutto a smontare un pregiudizio che nel giovanile costa caro: il miglior marcatore non è sempre chi sposta la partita. Capita spesso — ce lo hanno segnalato più volte le società che hanno lavorato con noi nella stagione di test — che il ragazzo con il miglior +/- della serata non sia nemmeno nei primi tre per punti. Se il tabellino è l’unico metro di giudizio disponibile, quel ragazzo resta invisibile per tutta la stagione.
Per capire il contesto in cui quel +/- si è formato serve il dato di squadra: il rendimento delle combinazioni in campo, cioè quali quintetti funzionano davvero.

4. Le scelte di tiro, non le percentuali
A 15 anni le percentuali oscillano troppo per essere un indicatore di crescita: un ragazzo può passare dal 28% al 40% senza aver migliorato niente, solo perché ha preso tiri più facili. O viceversa.
Quello che cresce in modo leggibile è da dove tira. Se a novembre metà delle conclusioni arrivavano da palleggio in isolamento e a marzo arrivano su ricezione dentro il gioco di squadra, il ragazzo è migliorato anche se la percentuale è identica. È esattamente ciò che si vede confrontando la distribuzione dei tiri di due periodi diversi della stagione: ne abbiamo parlato in Mappa di tiro: cos’è e cosa ti dice sulla crescita di un giocatore Under.
5. Palle perse in rapporto al tempo giocato
Il numero assoluto inganna: chi gioca più minuti perde più palloni. Va letto come frequenza, cioè quante ne perde a parità di tempo in campo.
È il progresso più frequente tra i 14 e i 16 anni, ed è quello che il tabellino nasconde meglio, perché una palla persa in meno non compare da nessuna parte. Compare solo nel confronto tra il girone di andata e quello di ritorno.
Un profilo, non un foglio Excel
Il punto è che questi cinque numeri esistono già: sono nelle partite che la tua squadra ha giocato. Il problema è che nessuno li ha messi in fila.
In RimScoutUp ogni giocatore ha un profilo che si costruisce da solo, partita dopo partita: minuti, punti, rendimento, distribuzione dei tiri, +/-, storico completo. A fine stagione l’intestazione della scheda dice una cosa semplice — per esempio 30 partite, 595:06 minuti giocati, 370 punti, 12,3 di media — e sotto ci sono trenta righe che spiegano come ci si è arrivati.
Non è un’impressione: è una stagione intera, riga per riga.

E serve in tre momenti concreti:
- il colloquio di fine stagione con il ragazzo, dove «sei migliorato» vale la metà di «a novembre giocavi sei minuti nel secondo tempo, a marzo undici, e le palle perse sono scese da tre a una e mezza»;
- il passaggio di categoria, dove l’allenatore che lo riceve legge trenta partite invece di ascoltare un giudizio;
- il confronto con le famiglie, dove un dato tolto dall’aneddoto disinnesca la maggior parte delle discussioni.
Cosa questo non è
Due precisazioni, perché è giusto dirle.
Non sostituisce l’occhio dell’allenatore. Nessun numero vede la postura difensiva, la testa dopo un errore, come un ragazzo sta in panchina. I dati servono a dare memoria a chi guarda, non a decidere al posto suo.
Non ha senso su cinque partite. Su campioni piccoli quasi tutti questi indicatori sono rumore. Diventano affidabili quando coprono una stagione, e questo significa che la raccolta va cominciata a ottobre, non a febbraio quando serve la risposta. Su cosa si riesce a leggere già mentre la partita è in corso abbiamo scritto a parte.
In pratica
Se hai dieci minuti, fai questa prova sulla tua squadra dell’anno scorso: prendi due giocatori che hanno chiuso con la stessa media punti e chiediti chi dei due è cresciuto. Se per rispondere ti serve il ricordo, è la conferma che il tabellino non ti sta bastando.
A marzo non devi ricordare. Puoi guardare.
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