Punto a punto o gara decisa: la stessa squadra, due partite diverse

Le sette fasce del filtro per divario di RimScoutUp, con la fascia Equilibrio evidenziata

A fine stagione guardi le medie di un ragazzo: 12 punti a partita. Un buon numero.

Poi ti fai una domanda che il tabellino non sa fare: quanti di quei punti sono arrivati quando la partita era aperta, e quanti con venti di vantaggio o venti di svantaggio, quando era finita da un pezzo e la difesa avversaria aveva smesso di difendere?

Prendiamo due giocatori di fantasia, con la stessa media. Il primo segna soprattutto quando si gioca punto a punto. Il secondo quando la gara è già decisa, in un senso o nell’altro. A referto sono identici. In campo no, e a marzo, quando devi scegliere chi mandare dentro nel finale in equilibrio, quella differenza è l’unica che conta.

Perché nel giovanile le medie ingannano più che altrove

Chi segue un campionato Under lo sa: le gare con venti punti di scarto a metà del terzo quarto non sono un’eccezione, capitano quasi ogni weekend.

E i minuti finali di quelle gare hanno una caratteristica precisa: sono quelli in cui l’allenatore fa ruotare tutti. È giusto così, è il loro scopo. Ma producono un effetto collaterale sui numeri:

  • chi gioca soprattutto a gara decisa si ritrova medie gonfiate da minuti in cui la pressione e la qualità della difesa non sono quelle vere;
  • chi gioca soprattutto quando serve si ritrova medie compresse, perché i suoi minuti sono i più difficili della partita;
  • la squadra intera sembra più efficiente o più fragile di quello che è, a seconda di quante partite ha vinto o perso largamente.

La media mette tutto nello stesso sacco. Il problema non è la media: è che risponde a una domanda diversa da quella che ci interessa.

Le fasce: si contano i possessi, non i punti

Per separare i due tipi di partita servono delle soglie. Si potevano scegliere numeri tondi, 5, 10, 20. Abbiamo preferito contare i possessi, perché è così che un allenatore legge il punteggio: non «siamo sotto di 6», ma «ci servono due azioni».

FasciaDivarioCosa significa in campo
Equilibrioentro 3 punti, avanti o sottoun possesso: un solo tiro cambia il punteggio
Avanti di 2 possessi / Sotto di 2 possessida 4 a 6 puntiservono almeno due azioni per recuperare
Avanti 7-15 / Sotto 7-15da 7 a 15 puntigara indirizzata, ma ancora recuperabile
Avanti oltre 15 / Sotto oltre 15più di 15 puntiun’altra partita: difese e rotazioni non sono più quelle vere

Sette fasce in tutto, sempre dal punto di vista della tua squadra.

C’è un dettaglio che fa la differenza: il divario si misura prima dell’azione, non dopo. Se sul 40-41 il tuo playmaker segna da tre e va 43-41, quel tiro conta come preso in equilibrio, non in vantaggio. È giusto così: ci interessa la situazione in cui il ragazzo ha deciso di tirare, non il punteggio che ha prodotto.

Tre domande a cui il divario risponde

Il filtro sta nei cruscotti, accanto a quarto e minuto: nella pagina del campionato, in quella del giocatore e nella scheda della singola partita. Si combina con tutto il resto. Ecco tre usi concreti.

1. Chi si prende i tiri quando la partita è aperta

Seleziona Equilibrio e guarda la distribuzione delle conclusioni e la mappa di tiro. Spesso emerge una gerarchia diversa da quella delle medie: il ragazzo che a fine stagione è terzo per punti può essere il primo per tiri presi entro un possesso di distanza. Vale la pena saperlo prima dei playoff, non dopo.

E si vede anche da dove si tira quando conta: se nei finali punto a punto la squadra smette di attaccare il ferro e si affida al tiro dalla distanza, la mappa lo mostra subito. Ne abbiamo parlato in Mappa di tiro: cos’è e cosa ti dice sulla crescita di un giocatore Under.

2. Cosa fa la squadra quando è avanti

Le squadre giovanili tendono a cambiare quando vanno in vantaggio: si rallenta, si passa meno la palla, si perdono più palloni per sufficienza. Confrontare Avanti 7-15 con Equilibrio su palle perse, assist e tiri dice se è vero anche per la tua, e di quanto. È un dato molto più utile di un generico «ci siamo rilassati».

3. Come reagisce quando va sotto

Sotto 7-15 è la fascia che rivela il carattere di una squadra: lì si vede se si continua a giocare o si comincia a forzare. Se in quella fascia crollano gli assist e aumentano i tiri presi dopo un palleggio lungo, il problema non è tecnico. È un’abitudine che si può allenare, purché qualcuno l’abbia vista.

Cosa il filtro non fa (e perché lo diciamo)

Due limiti, dichiarati anche dentro l’app.

Minuti giocati, +/- e quintetti non si filtrano per divario. Il divario vale per le statistiche di gioco: punti, tiri, rimbalzi, palle perse e recuperate, indicatori, mappe. I minuti e il +/- si ricostruiscono dagli ingressi e dalle uscite, e un ragazzo che resta in campo tre minuti può attraversare tre fasce diverse. Spezzare quei minuti tra le fasce produrrebbe numeri precisi in apparenza e sbagliati nella sostanza. Per questo, quando il divario è attivo, minuti e quintetti continuano a seguire solo il filtro sul quarto, e una riga accanto ai filtri lo ricorda.

Pochi episodi non fanno una percentuale. Selezionata una fascia, l’app mostra quanti eventi stanno dietro i numeri. Tre tiri su quattro in equilibrio non sono un 75%: sono tre tiri. Su una partita il filtro serve a rivedere un episodio; su una stagione intera, quando le azioni in ogni fascia diventano centinaia, le differenze diventano leggibili.

Uno strumento che ti dice quando non fidarti dei suoi numeri è più affidabile di uno che risponde sempre.

Un esempio dai dati dimostrativi. Un esterno del 2007 chiude la stagione con 451 punti in 38 partite, 11,9 di media. Filtrando sulla fascia Equilibrio, i punti diventano 145: meno di un terzo del totale. Il dato interessante però è un altro: in equilibrio tira 52/132 dal campo (39%) contro il 38% stagionale, 17/58 da tre (29%) contro il 26%, 24/32 ai liberi (75%) contro il 67%. Non cala quando la partita è aperta — tira meglio. È esattamente il tipo di cosa che la media non dice, in nessuna delle due direzioni.

Il finale punto a punto, isolato

La combinazione più interessante è quella con il quarto: quarto quarto + Equilibrio. Sono i minuti in cui si decidono le partite, isolati da tutto il resto della stagione. Chi tira, da dove, con che esito, quante palle si perdono. Se aggiungi anche il filtro per minuto, scendi fino agli ultimi tre minuti: ma lì il contatore eventi va guardato con attenzione, perché gli episodi diventano pochi in fretta.

Del filtro per minuto parleremo nel prossimo articolo, dedicato a una frase che ogni allenatore ha detto almeno una volta: «caliamo nel terzo quarto».

Non serve a giudicare i ragazzi

Una precisazione, perché nel giovanile è giusto farla. Il divario non serve a stilare classifiche di chi «c’è nei momenti importanti». A 14 anni i finali punto a punto si giocano anche per imparare a giocarli, e un ragazzo che sbaglia tre tiri decisivi a novembre può essere quello che li segna a marzo.

Serve a una cosa più semplice: a non giudicare con i numeri sbagliati. A non premiare una media gonfiata dal garbage time, e a non far sparire chi lavora nei minuti difficili. Ad allenare quello che la squadra fa davvero quando la partita è aperta, invece di quello che sembra fare in media.

Lo stesso vale per i quintetti: per capire quali combinazioni funzionano, il punto di partenza resta il +/- di Quintetti +/-: come capire quali combinazioni funzionano davvero; il divario aggiunge il contesto su cosa quei quintetti producono.

In pratica

Prova questo con la tua squadra: prendi l’ultima partita vinta di venti e chiediti quanti dei punti del tuo miglior marcatore sono arrivati dopo che il vantaggio aveva superato i 15. Se non lo sai, il tuo tabellino ti sta raccontando metà della partita.

Richiedi una demo: trenta minuti per vedere il filtro per divario su dati di partite reali, e capire come la tua squadra gioca quando la partita è aperta.